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MoRA, Museum of Recycled Art (Museo dell’Arte Riciclata)

Tipologia: Museo privato

Contatti

Orario

Il museo apre solo su prenotazione

Il MoRA è curato dall’Associazione Culturale “Atelier Anna Tomasetta - Di che stoffa sei?” www.atelierannatomasetta.it
Visite su prenotazione: scrivere a info@atelierannatomasetta.it
Max 2 persone a visita

Informazioni

Modalità di partecipazione: Prenotazione obbligatoria

Prenotazione

» Obbligatoria

Descrizione

Il MoRa è uno spazio dove sono esposte varie opere di diversi artisti del “riuso-riciclo” creativo che usano materiali di scarto per farne oggetti di arredo, moda e abbigliamento. La corrente artistica esprime la voglia di “pulire” il nostro pianeta, evitando ogni spreco. 
 
Dal gilet fatto con zip colorate alla lampada nata bottiglia di vetro, dalla collana composta dai blister dei medicinali a quella con rondelle e farfalle della ferramenta. E ancora: borsa fatta di cavo elettrico, scarpe decorate con i vecchi mattoncini per costruzione dell’infanzia o adornate con i centesimi avanzati nel borsellino, parure creata con lenti di occhiali o fatta di diapositive, collier con anelli dei colli di bottiglie di plastica, collana di matite, borsa di tappi o di pellicola cinematografica, e tanti altri oggetti di design, arredo e moda.

Ideatrice e fondatrice del MoRA è la giornalista Rai Mariaceleste de Martino, attivista nel campo dell’ambiente che ha recentemente esposto alcune sue opere anche all’Eco Fair, il Festival della sostenibilità a Roma: “Apple è nata in un garage. Gesù in una stalla. Forse anche il MoRA può crescere ed espandersi”, afferma de Martino sorridendo. “Lancio un appello alle istituzioni: offritemi uno spazio più ampio dove ospitare più artisti, ce ne sono tanti che creano capolavori con materiale di scarto. La mia linea di accessori ‘Pop Art’ si chiama ‘Da Cosa Nasce Cosa’, quindi magari da piccolo museo diventerà un grande museo”, spiega de Martino. E aggiunge orgogliosa: “Ho ricevuto i complimenti anche dalla Direzione Musei del Ministero dei Beni Culturali e dal Comune di Roma”.
 
Nulla è in vendita al museo: gli oggetti fanno parte del mio guardaroba, della mia vita quotidiana. Espongo solo per mostrare cosa si può fare con qualcosa che sembra inutile o da buttare. Voglio sensibilizzare le persone a riutilizzare quello che ormai si considera immondizia, destinata a morire per sempre. Invece, tutto può continuare a vivere, trasformato per rinascere. Io rianimo e ridò vita alla spazzatura morta. Persino con i tubi di cartone all’interno dei rotoli di carta igienica ho creato una pochette. Da una catena di plastica trovata in una discarica ho fatto una borsa. E ho anche lavorato ai ferri dei cavi di caricabatteria di vecchi telefoni cellulari e ne ho fatto degli orecchini. In mostra anche una collezione privata di oggetti di vari artisti che ho acquistato in giro per il mondo”, ha spiegato.

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Data di ultima verifica: 11/12/18 12:23