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Ci chiamarono tutti Alda

Data: da 18/01/19 a 20/01/19

Orario

Venerdì 18 - Sabato 19 Gennaio ore 20.00
Domenica 20 Gennaio ore 17.00

Ospitato in

Indirizzo

Indirizzo: Via Giorgio Scalia, 53
Zona: Quartiere Trionfale (Roma nord)

Informazioni

Biglietti
Intero € 13,00 – Ridotto € 10,00 – Tessera € 2,00

Abbonamenti
Musica € 36,00 (4 spettacoli) – Prosa € 90,00 (10 spettacoli) – Stagionale € 115,00 (14 spettacoli) tessera inclusa

CARNET
€ 90,00 10 ingressi

Contatti

Telefono: 347 6468318 - 334 8387317

Descrizione

Proseguendo con il teatro di prosa venerdì 18, sabato 19 e domenica 20 gennaio all’Altrove Teatro Studio sarà in scena Giulia Santilli in Ci Chiamarono Tutti Alda di Fabio Appetito.
Conoscere Alda Merini è un’esperienza unica e irripetibile. Entriamo dunque in punta di piedi e con grande umiltà in questa “casuniverso” della grande poetessa italiana. Respiriamo insieme a lei, fermiamo il nostro battito e navighiamo nel suo passato dagli illuminanti bipolarismi. Uno spettacolo intimo che conduce lo spettatore nell’inferno del manicomio, in una sorta di piccolo girone dantesco, in una notte qualunque che appartiene non solo ad Alda Merini, ma a tutti noi.
Alle parole dette si alternano silenzi, sguardi, sussurri, urla, immagini della sua mente e il fumo delle sue sigarette. Sorrisi, piccoli segni somatici, simboli che creano una magia impalpabile che si tuffa nella poesia fino a evocare il passato, i ricordi e a toccare le nostre corde più recondite. Una voce che diventa infinite voci che rimbalzano negli spigoli della mente. Attraverso le sue ombrose e ironiche riflessioni, filtriamo i suoi rimpianti: la musica, il ballo, l’amore, la speranza di vita. Le parole, con nonchalance e distacco, si trasformano in proiettili che colpiscono dritti al cuore suscitando disturbo, inquietudine, interrogativi e soprattutto commozione.
Farsi chiamare tutti con lo stesso nome, farsi chiamare tutti “Alda”, è un monito, un tentativo di spezzare quel confine labile tra finzione teatrale e realtà e lasciarci convincere che anche il più inconcepibile dei dolori ha una motivazione concreta e reale. In una continua alternanza tra momenti di lucidità e pazzia, l’esperienza manicomiale diventa un pretesto per parlare della vita, dell’amore, della speranza poiché: «se si vuole vivere più volte, bisogna morire più volte».

Parole chiave

Data di ultima verifica: 15/01/19 10:50