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Data: da 01/04/20 a 09/04/20

Orario

dall'1 al 9 aprile 2020

venerdì e sabato - ore 21.00
giovedì e domenica - ore 18.00
Lunedì riposo

durata: 3 ore e mezza

La programmazione potrebbe subire modifiche o annullamenti. Si consiglia di verificare il sito e/o la pagina facebook del teatro.

Ospitato in

Indirizzi

Indirizzo: Lungotevere Vittorio Gassman
Zona: Quartiere Portuense (Roma ovest)
Atac
Inserire l'indirizzo di partenza
(già lungotevere dei Papareschi)
Ingresso disabili: Via Luigi Pierantoni, 6
Zona: Quartiere Portuense (Roma ovest)
Atac
Inserire l'indirizzo di partenza

Informazioni

Biglietto: € 22,00
Modalità di partecipazione: Prenotazione consigliata

Contatti

Descrizione

La cupa

fabbula di un omo che divinne un albero
versi, canti, drammaturgia e regia Mimmo Borrelli
con Maurizio Azzurro, Dario Barbato, Mimmo Borrelli, Gaetano Colella, Veronica D’Elia, Renato De Simone, Gennaro Di Colandrea, Paolo Fabozzo, Marianna Fontana, Enzo Gaito. Geremia Longobardo, Stefano Miglio, Roberta Misticone

scene Luigi Ferrigno - costumi Enzo Pirozzi - disegno luci Cesare Accetta
musiche, ambientazioni sonore composte ed eseguite dal vivo da Antonio Della Ragione

La feroce bellezza del teatro epico di Mimmo Borrelli, sulfureo e tellurico autore flegreo di testi possenti nell’impervia lingua della sua terra, approda sul palco con il suo poema allegorico La cupa. Spettacolo di travolgente furore e di potente irruenza a raccontarci la violenza del nostro tempo e i veleni del nostro paesaggio in un sincretismo totale di versi, canti e drammaturgia.
Pluripremiato e consacrato da un clamoroso successo di pubblico e di critica nel 2018, Mimmo Borrelli torna in scena con La cupa. Un’epopea in versi, uno spettacolo che racconta una deriva e che dopo la cosiddetta Trinità dell’Acqua (’Nzularchia – 2003; ’A Sciaveca – 2006; La Madre: ’i figlie so’ piezze ’i sfaccimma – 2010,) apre il primo capitolo della Trinità della Terra, pianeta che viene risucchiato nel vuoto delle coscienze e della memoria del nostro tempo. La parola che dà il titolo all’opera – cupa – va intesa nella doppia accezione, di sentiero stretto che s’apre nelle cave, e di buio metaforico, perché affondata nelle tenebre è la rappresentazione della violenta faida che vede contrapposte due famiglie di scavatori: quella di Giosafatte ‘Nzamamorte, malato terminale di tumore, e del terribile Tommaso Scippasalute. La cava contesa nasconde attività illecite di smaltimento di rifiuti tossici e cadaveri di bambini per il mercato degli organi, ma nasconde soprattutto il passato dei personaggi che la abitano. Ognuno ha il suo orrore inconfessabile, un inferno di colpe e delitti – tra omicidi, pedofilia, infanticidi, stupri – rimossi nel ventre dell’inconscio ma destinati a un eterno ritorno, proprio come la paternità negata di Giosafatte. Un altro sorprendente viaggio nella lingua-universo di Borrelli, unanimemente riconosciuto come uno dei maggiori autori teatrali contemporanei italiani. Una magia di suoni e visioni capaci di scuotere e di raggiungere il lato intimo dell’esistenza, attraverso una lingua che con potenza si impone all’ascolto e al senso. È il “teatro totale” di Borrelli, concepito con attenzione meticolosa e rintracciabile in ogni gesto dei suoi interpreti, impegnati a portare in scena naufragi e inganni, amori e tradimenti. Un esercito disperato e avvincente si moltiplica per vigore, energia e suoni, attraverso il continuo comporsi e scomporsi di un universo dannato: invasati tormentati e ossessionati teneri e spietati, pronti ad attaccare, ad offendere, a rammentare punizioni e pene da infliggere secondo le leggi di riti arcaici. Corpi di un sogno, di un incubo, di un esorcismo che, come una processione blasfema, affollano l’universo “reale” di Borrelli per poi trasfigurare in un teatro immaginario che seduce e violenta. Così, corpo e gesto seguono e assecondano il suono dei versi modellandoli ad azioni armoniose come un danzare magnetico e ipnotico

Produzione Teatro Stabile di Napoli – Teatro Nazionale

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Data di ultima verifica: 10/01/20 13:46