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Data: da 06/05/20 a 17/05/20

Orario

Dal 6 al 17 maggio 2020

Ore 21.00
Domenica ore 18.00

Per conferma sugli orari dello spettacolo contattare il botteghino

Ospitato in

Indirizzi

Indirizzo: Lungotevere Vittorio Gassman
Zona: Quartiere Portuense (Roma ovest)
Atac
Inserire l'indirizzo di partenza
(già lungotevere dei Papareschi)
Ingresso disabili: Via Luigi Pierantoni, 6
Zona: Quartiere Portuense (Roma ovest)
Atac
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Contatti

Descrizione

Chi ha ucciso mio padre
basato sul libro di Edouard Louis

nella traduzione di Annalisa Romani edita da Bompiani / Giunti Editore S.p.A.
adattamento italiano e regia
Daria Deflorian e Antonio Tagliarini
collaborazione all’adattamento italiano Attilio Scarpellini
con Francesco Alberici

luci Giulia Pastore - costumi Metella Raboni - foto del progetto Serafino Amato
organizzazione Giulia Galzigni/Officina
Produzione A.D., Teatro di Roma - Teatro Nazionale,
Emilia Romagna Teatro Fondazione, TPE-Teatro Piemonte Europa / Festival delle Colline Torinesi,
FOG Triennale Milano Performing Arts

Il duo Deflorian/Tagliarini firma la regia di un caso letterario francese che ha conquistato i lettori di tutta Europa: Chi ha ucciso mio padre del giovanissimo Edouard Louis. La resa dei conti fra un figlio omosessuale e un padre ossessionato dal maschile, terrorizzato dalla consapevolezza di essere un “perdente”.
Il ’68 i padri li voleva uccidere – così si diceva. Quarant’anni dopo, nelle pagine di un testo dettato, sono parole dello stesso Edouard Louis, non dalle esigenze della letteratura, ma da quelle della necessità e dell’urgenza – da quelle del fuoco – uno scrittore di 26 anni si mette in caccia degli assassini del padre e li scopre tra i dominanti, ma soprattutto rimette all’ordine del giorno della scrittura le vite di cui nessuno vuole più sentir parlare, le nude vite di coloro a cui il potere toglie qualunque protezione. La vera differenza, in questo scarno e incisivo dialogo per voce sola, rispetto ad altri racconti di padri e figli, sta proprio nella scena in cui si svolge: dentro una classe operaia ormai condannata all’obsolescenza dalla voga liberista dove un figlio omosessuale se la deve vedere con un padre ossessionato dal maschile e dalla consapevolezza di essere a sua volta un emarginato, un dominato, un perdente, proprio come le persone che più odia e a cui più teme di rassomigliare, gli arabi, le donne, gli effeminati. C’è una premessa, una definizione che Louis versa sul suo racconto come un liquido di contrasto che lo fa cambiare di colore: “alla domanda su cosa significhi per lei la parola razzismo – scrive colui che anche da scrittore resta un allievo spirituale della sociologia di Pierre Bourdieu – l’intellettuale americana Ruth Gilmore risponde che il razzismo è l’esposizione di certe popolazioni a una morte prematura”.
Scrittore che visibilmente guarda al teatro Edouard Louis diventa per noi il logico passaggio verso una drammaturgia performativa che guarda sempre di più alla letteratura: abituati a portare in scena le nostre parole e il nostro vissuto – distillati attraverso il lungo percorso di prove – per la prima volta abbiamo scelto di affidarci al testo di un altro con cui condividiamo alcune affinità fondamentali. A cominciare, ovviamente, dalla relazione tra vita e finzione. E per compiere un’altra tappa nella ricerca che da tempo ci accompagna sui legami tra figura e sfondo, tra esperienza singolare ed esperienza collettiva. Scegliendo Francesco Alberici come interprete abbiamo cercato la massima distanza possibile dal mimetismo con la voce che in Chi ha ucciso mio padre parla in prima persona. Non è nella somiglianza che cerchiamo un piano di verità tra questa storia e il pubblico, ma nella possibilità, aperta dalla didascalia iniziale del testo di raccontare la storia di tutti noi attraverso una storia di uno solo. La nostra regia e l’interpretazione di Francesco Alberici non saranno altro che lo sviluppo ulteriore di un cantiere dove da molto tempo lavoriamo insieme.

Parole chiave

Data di ultima verifica: 16/01/20 12:44