060608


Roma Capitale
Zètema Progetto Cultura
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Data: da 30/11/16 a 07/05/17

Orario

Dal martedì alla domenica ore 10.00 - 19.00.
24 e 31 dicembre ore 10.00-14.00
Giorni di chiusura: Lunedì, 25 dicembre, 1 maggio
La biglietteria chiude un'ora prima

ELENCO APERTURE STRAORDINARIE MOSTRA

14, 15 aprile ore 10.00-23.00
17 aprile ore 10.00-23.00 (apertura straordinaria)
16 aprile ore 10.00-19.00

21 e 22 aprile ore 10.00-23.00

28 e 29 aprile ore 10.00-23.00

5 e 6 maggio ore 10.00-23.00

Per ulteriori informazioni

 
ingresso secondo tariffazione vigente

N.B. per eventuali aperture e/o chiusure straordinarie consultare la pagina dedicata agli    Avvisi

Ospitato in

Indirizzi

Indirizzo: Piazza di San Pantaleo, 10
Zona: Rione Parione (Navona-Campo de' Fiori) (Roma centro)
Atac
Inserire l'indirizzo di partenza
Indirizzo: Piazza Navona, 2
Zona: Rione Parione (Navona-Campo de' Fiori) (Roma centro)
Atac
Inserire l'indirizzo di partenza

Informazioni

Biglietto “solo mostra” Artemisia Gentileschi
€ 11,00 intero;
€ 9,00 ridotto;
€ 4,00 speciale scuola ad alunno (ingresso gratuito ad un docente accompagnatore ogni 10 alunni);
€ 22,00 speciale Famiglie (2 adulti più figli al di sotto dei 18 anni).

Lo spazio espositivo al primo piano dove è allestita la mostra, non rientra nelle gratuità della prima domenica del mese.

Acquisto online

Acquista il biglietto open in biglietteria e regalalo a chi ama l'arte italiana. #ArtemisiaRoma ti aspetta!

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Biglietto “integrato” Museo di Roma (con eventuali mostre ospitate) + Mostra "Artemisia Gentileschi"
€ 16,00 intero per i residenti a Roma;
€ 12,00 ridotto per i residenti a Roma;
€ 17,00 intero per i non residenti a Roma
€ 13,00 ridotto per i non residenti a Roma.

Libero ingresso e ingresso gratuito: per tutti nella fascia di età al di sotto dei 6 anni; ai portatori di handicap e al loro accompagnatore; alle guide turistiche dell'Unione Europea; agli interpreti turistici dell' Unione Europea quando occorra la loro opera a fianco della guida, mediante esibizione di valida licenza rilasciata dalla competente autorità; ai membri dell'ICOM (International Council of Museum), ai soci ICOMOS (International Council on  Monument and Sites) e ai membri degli Istituti di cultura stranieri e nazionali quali Accademia dei Lincei, Istituto di Studi Romani, Amici dei Musei di Roma, ICCROM, Roma Pass 72 hours se utilizzato per primo o secondo ingresso (gratuito), Roma Pass 48 hours se utilizzato per primo ingresso (gratuito).

Ingresso a tariffa ridotta: cittadini dell’Unione Europea di età compresa tra i 6 e i 25 anni; ai giornalisti previa esibizione di idoneo documento comprovante l'attività professionale svolta; agli insegnanti, possessori Mastercard, possessori abbonamento Metrebus, possessori Feltrinelli Cartà PIù e Multi più, FAI, TCI Touring Club, Bibliocard, ACI Arc Europe, UPTER, ARCI. Possessori Roma Pass 72 hours dal trezo ingresso, Roma Pass 48 hours dal secondo ingresso. Ingresso ridotto a 9 euro per i Dipendenti e Agenti Generali, dietro presentazione del badge aziendale e ai clienti Generali Italia dietro presentazione di Dem nominativa.

Agevolazioni:
offerta 2x1 sul biglietto intero per tutti i clienti Trenitalia in possesso di un biglietto AV (Frecciarossa, Frecciargento, Frecciabianca), in formato digitale o cartaceo, con destinazione Roma (data emissione antecedente max 3gg data visita mostra) insieme alla CartaFreccia. Potranno usufruire dell’offerta 2x1 anche i clienti del trasporto regionale previa esibizione dell’abbonamento Trenitalia.

Promozione "Una mostra tira l'altra"

Audioguide
Antenna International
- Museo di Roma: € 4,00, disponibili in italiano, inglese e francese
- Mostra Artemisia Gentileschi:  € 4,00, disponibili in italiano e inglese
- Museo di Roma + Mostra Artemisia:  € 6,00, disponibili in italiano e inglese

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Biglietto “solo museo”
Intero € 9,50
Ridotto € 7,50
Per i cittadini residenti nel Comune di Roma (mediante esibizione di valido documento che attesti la residenza)
Intero € 8,50 
Ridotto € 6,50

Gratuità e riduzioni

060608 tutti i giorni 9.00-19.00

Contatti

Telefono: 0039 060608 dalle 9.00 alle 19.00
Fax: 0039 06 67108303
Email: eventi.aziendali@zetema.it per eventi aziendali privati

Descrizione

Un viaggio nell’arte della prima metà del XVII secolo seguendo le tracce di una grande, vera donna: Artemisia Gentileschi.
Guarda il video teaser della mostra

Un viaggio nell’arte della prima metà del XVII secolo seguendo le tracce di una grande, vera donna. Una pittrice di prim’ordine, un’intellettuale effervescente, che non si limitava alla sublime tecnica pittorica, ma che seppe, quella tecnica, declinarla secondo le esigenze dei diversi committenti, trasformarla dopo aver assorbito il meglio dai suoi contemporanei, così come dagli antichi maestri, scultori e pittori. La parabola umana e professionale di Artemisia Gentileschi (1593-1653), straordinaria artista e donna di temperamento, appassiona il pubblico anche perché è vista come un’antesignana dell’affermazione del talento femminile, dotata di un carattere e una volontà unici. Un talento che le consentì, giovanissima, arrivata a Firenze da Roma, prima del suo genere, di entrare all’Accademia delle Arti e del Disegno di Firenze; che le fece imparare, già grande, a leggere e scrivere, a suonare il liuto, a frequentare il mondo culturale in senso lato; una volontà che le consentì di superare le violenze familiari, le difficoltà economiche; una libertà la sua che le permise di scrivere lettere appassionate al suo amante Francesco Maria Maringhi, nobile raffinato quanto tenero e fedele compagno di una vita. Una tempra la sua, che pure sotto tortura (nel processo che il padre intentò al suo violentatore Agostino Tassi) le fece dire: “Questo è l’anello che tu mi dai et queste le promesse”, riuscendo così a ironizzare, fino al limite del sarcasmo, sulla vana promessa di matrimonio riparatore.

La mostra che si apre il 30 novembre al Museo di Roma a Palazzo Braschi, con il patrocinio del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, promossa e prodotta da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e Arthemisia Group e organizzata con Zètema Progetto Cultura, e che copre l’intero arco temporale della vicenda artistica di Artemisia Gentileschi, consentirà al visitatore di ripercorrere vita e opere dell’artista a confronto con quelle dei colleghi: circa 100 sono in totale le opere in mostra, provenienti da ogni parte del mondo, da prestigiose collezioni private come dai più importanti musei in un confronto serrato tra l’artista e i suoi colleghi, frequentati, a Roma, come a Firenze, ancora a Roma e infine a Napoli, con quel passaggio veneziano di cui molto è da indagare, così come la breve intensa parentesi londinese. 

L’esposizione, che rimane aperta sino al 7 maggio 2017, nasce da un’idea di Nicola Spinosa ed è curata dallo stesso Spinosa per la sezione napoletana, da Francesca Baldassari per la sezione fiorentina, e da Judith Mann per la sezione romana. È accompagnata da un catalogo edito da Skira che dà conto dei diversi periodi artistici e umani di Artemisia e riporta le schede delle opere esposte, frutto dei più recenti studi scientifici e degli ultimi documenti rinvenuti.

Oltre quindi ai magnifici capolavori di Artemisia come la Giuditta che taglia la testa a Oloferne del Museo di Capodimonte, Ester e Assuero del Metropolitan Museum di New York, l’Autoritratto come suonatrice di liuto del Wadsworth Atheneum di Hartford Connecticut, si vedranno la Giuditta di Cristofano Allori della Galleria Palatina di Palazzo Pitti a Firenze o la Lucrezia di Simon Vouet del Národní galerie v Praze di Praga, solo per citarne alcuni: dopo i dipinti della prima formazione presso la bottega del padre Orazio, quelli degli anni fiorentini, segnati dai lavori dei pittori conosciuti alla corte di Cosimo de Medici come Cristofano Allori e Francesco Furini, ma anche le tangenze con Giovanni Martinelli; altri che recano echi, e non solo, della sua amicizia e frequentazione con Galileo, come del mondo, allora nascente, del teatro d’opera.

Scandite all’interno di un itinerario cronologico, le successive opere di Artemisia sono messe in relazione con quelle dei pittori attivi in quegli anni d’oro a Roma: Guido Cagnacci, Simon Vouet, Giovanni Baglione, fonte d’ispirazione rispetto ai quali la pittrice aggiorna, di volta in volta, il suo stile proteiforme e mutevole.

A concludere, i dipinti eseguiti nel periodo napoletano, quando ormai Artemisia può contare su una sua bottega e sulla protezione del nobile Don Antonio Ruffo (1610-1678), lavori in cui, grazie ai confronti, sarà possibile capire il suo rapporto professionale coi colleghi partenopei: da Jusepe de Ribera e Francesco Guarino a Massimo Stanzione, Onofrio Palumbo e Bernardo Cavallino; tele come la splendida Annunciazione del 1630 – presente anch’essa in mostra – paradigmatiche di questa fiorente contaminazione, scambio e confronto.

ARTEMISIA GENTILESCHI

Artemisia Lomi Gentileschi. Artemisia Gentileschi. Artemisia. È così ormai che il mondo la conosce, gli storici dell’arte come la gente comune. Chi la reputa pittrice di prim’ordine, in grado di eguagliare e superare nell’arte i tanti pittori del suo tempo, e non solo, e chi resta stregato dalle sue Giuditte vendicatrici, dalle Cleopatra, Ester, Maddalene, sante, dame e suonatrici, dai suoi colori, dalle ombre caravaggesche e terribili di suoi lavori. Artemisia per anni, per decenni, complice la biografia parecchio romanzata di Anna Banti, è sembrata essere solo una bambina violata dall’amico e sodale del padre, quell’Agostino Tassi che non fece un solo giorno di esilio o galera. Sembrava Artemisia, uscita dalle pagine travagliate della grande storica dell’arte, non voler altro che l’approvazione del padre, come pittrice, e il suo amore, come figlia. Sembrava Artemisia far ricorso all’orgoglio per salvare la sua vocazione, al punto da allontanare l’unico uomo amato, il padre della figlia, il vicino di casa Pierantonio Stiattesi, sposato per cancellare la macchia dello stupro dalla sua reputazione di donna. E sembrava aver avuto un’unica figlia, trascurata e negletta, che detestava colori e pennelli e odiava quella madre che affetto e attenzioni non poteva dare, troppo impegnata a farsi strada in un mondo fatto solo di uomini, impossibilitata a svelare emozioni, pena il crollo della sua autorevolezza. Una figlia che, con gli occhi e le parole, pare esser sempre pronta a rimproverarle modi e costumi, che preferisce la pudicizia delle monache e la tranquillità economica di un matrimonio di interesse. E parte Artemisia, attraversa mezza Europa per giungere alla corte della Regina di Inghilterra, dove si trova il padre che la accoglie, ma al tempo stesso è geloso del suo successo. La corte è tetra e fredda, il padre se ne sta nascosto e infine muore, tra le sue braccia, e a lei non resta che tornare indietro e forse morire sola in una qualche locanda prima di arrivare nel porto di Napoli.

Artemisia non è questa, non lo è mai stata. Il tempo, i documenti, le carte uscite fuori dagli archivi, e forse ancora molte da trovare, han reso giustizia a una donna, a un’artista, a un’eroina che non si fa scrupoli perché solo in questo modo è possibile esser donna e pittrice in quell’epoca, in quel mondo. Non era affatto bambina quando conobbe il Tassi che amò per quasi un anno. E certo il processo ci fu e alla fine non si sposarono. Sposò lo Stiattesi ma chi tra i due ci guadagnò, non è chiaro. Amò furiosamente un suo coetaneo alla corte di Firenze, il nobile Francesco Maria Maringhi, come testimoniano le sue lettere appassionate, che la salvò dall’accusa di furto di colori quando scappò con i figli, che molti ne ebbe, da Firenze a Roma. Cambia case, si fa nuovi amici, non paga i debiti, pur di lavorare e di essere grande tra i grandi del suo tempo. L’amico Vouet ci lascia un suo ritratto (ma il suo volto lo si conosce a memoria, che lo regala alle sue donne di pennello più crudeli). È a Venezia e poi a Napoli. Si fa agente di se stessa. Ha a che fare coi grandi della nostra penisola, come d’Europa, raccomandando perfino famiglia e parenti, rimandando consegne di lavori, scrivendo lettere tanto supplichevoli quanto furbe. Scrive a Galileo di cui è amica. Il suo amante di sempre, il Maringhi, la raggiunge a Napoli. Girolamo Fontanella compone un’ode per lei e negli anni successivi addirittura sette per le sue opere. Parte per Londra, dove raggiunge il padre, e dove rimane anche dopo la sua morte per rientrare poi a Napoli dove lavora molto e molto promette, pur di farsi anticipare danari e colori.

Secondo le fonti vien sepolta nella Chiesa di San Giovanni dei Fiorentini. “Heic Artemisia” sulla sua lapide. Perché da questo momento è solo Artemisia, la grande, immensa pittrice.

AVVISO AL PUBBLICO
Le seguenti opere saranno presenti in mostra in tempi diversi rispetto al normale periodo espositivo
- ARTEMISIA GENTILESCHI, GIUDITTA CHE TAGLIA LA TESTA DI OLOFERNE, MUSEO DI CAPODIMONTE, NAPOLI, ITALIA: in mostra dal 18 febbraio
- GIUSEPPE VERMIGLIO, GIAELE E SISARA, VENERANDA PINACOTECA AMBROSIANA, MILANO, ITALIA: in mostra fino al 5 marzo
- ARTEMISIA GENTILESCHI, SUSANNA E I VECCHIONI, POMMERSFELDEN, KUNSTSAMMLUNGEN, GRAF VON SCHONBORN: in mostra fino al 27 marzo

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Data di ultima verifica: 15/11/16 10:39