Orario
Giovedì 24 Maggio 2012 - Ore 18:30
Ospitato in
Indirizzo
Informazioni
Contatti
Descrizione
Incontro con la poesia, reading e confronto poetico che ci avvicineranno alla riscoperta della poesia. La Prof.ssa Maria Lucci presenta “Anima Divelta”, un mondo nella quiete della meditazione e “In/contro” di Silvia Denti e Gavino Angius, esperto editoriale e scrittore. Il reading sarà a cura di Giuseppe Abramo.
Anima Divelta di Maria Lucci
Presentazione a cura di Silvia Denti
Il mondo poetico di Maria Lucci, che ho definito la linea di mezzo dell’incanto e del disincanto, sta nella quiete della meditazione. Mosso in modulazioni che seguono la direzione di una serenità onirica, pregna di umori che si estendono come rami primaverili; mani che si aggrappano alla realtà per carezzarla, con la delicatezza del sole di aprile, come se l’energia che la bella stagione sprigiona fosse l’unico perno su cui ruotare e prendere nuovi elementi vitali. L’Autrice ha un sentire speciale, in cui si avverte il ribollire di un sangue denso e prezioso, il suo cuore è un piccolo scrigno da cui gocce di perle purissime colano dorate, incaricate di far brillare i concetti. Si nota nella raccolta un forte senso musicale nei versi, come una nota nuova che apre elegie segrete, fiore che dona i petali profumati all’aria del mattino, e gli occhi, quegli occhi interiori della poeta, bucano la sostanza, la plasmano, la colorano, la rendono esattamente come lei stessa la desidera, perché Maria Lucci ha capito di cosa è capace la mente, cosa può fare la volontà, la sua. ANIMA DIVELTA, sarebbe sinonimo di scissione, di rottura, di dolore. Leggendo più volte ogni lirica dico di no. È un passaggio, un prolungamento della ricerca interiore, come un inverno lunghissimo, pieno di intemperie, di freddo, paura, malumore e tristezza. Poi un mattino il cielo è blu, gli odori si trasformano, il pianto si asciuga al tepore del sole. È come se d’improvviso si scardinassero argini chiusi per troppo tempo. La diga si rompe, la linfa si dibatte e sfonda, porta via le raffiche del male, di tutto quanto ha graffiato e lasciato il segno. E poi i richiami all’antica Grecia, Ellade mai sopita nella cultura della Nostra, la quale si è certamente formata sui classici, ne ha fatto un uso tutto suo, profondo, appagante, come è appagante il suo stile forgiato nel tempo e nella capacità potente del fruire della parola.
Un libro che ci consente di comprendere e farci avvolgere da una poetica nuova, mescolata alla moderna sintesi della bella scrittura, densa di incisività, e mi verrebbe da dire “solo chi ascende può chiamare”, e come non farlo concentrandosi in questa raccolta che è tutta aspirazione alla trascendenza?
In/Contro di Silvia Denti e Gavino Angius
Il libro nasce da uno scambio di e-mail, durato anni, fra gli autori, che non si conoscevano personalmente. Il titolo “IN/CONTRO”, quindi, allude a questa forma di complice estraneità. Lo scambio, intenso anche se frammentato, dilatato nel tempo, e virtuale, ha innescato una serie d’influssi incrociati. A mano a mano che i componimenti mutavano nelle successive stesure, gli autori sono stati condotti a sperimentare nuove modalità espressive, in un gioco combinatorio di adattamenti, intese e discrasie. Questo per la preistoria del volumetto. Il risultato è un’opera tripartita ma pensata e voluta come fortemente unitaria e coesa, variazione della forma-canzoniere con sconfinamenti nella cantata, nel teatro e nel dialogo. L’asse tematico della raccolta si orienta su coordinate geofilosofiche, secondo una prospettiva basata sul senso della distanza, e del limite. A corollario, i temi della visualità, e della realtà replicata, stilizzata (viaggio, paesaggio, mappa, fotografia), e dell’ospitalità. L’aspetto forte risiede nella declinazione di tutto questo in termini assai semplici, se si preferisce: arcaici, facendo a meno della (o ignorando la) corrispondente vulgata derridiana, per riportare alla luce un trascurato ma non cancellato senso della fisicità. Gli autori si ritagliano così, ciascuno, un ruolo complementare a quello dell’altro. Silvia Denti privilegia figurazioni esuberanti, tende alla melodia spiegata, sensuale, dove talvolta s’innesta una vena riflessiva e autoironica, e alternando composizioni di respiro ampio a brevi frammenti coloristici. Eros, amicizia, maternità, e una insistita nostalgia di luoghi visti con l’occhio del corpo, o con quello del desiderio, fra i quali campeggiano soprattutto paesaggi marini. I testi di Gavino Angius fanno da sponda, misurati, tesi a una volontà di progetto, referenziali, spesso popolati da personaggi, luoghi e situazioni emblematiche, fino a costituire una sorta di “guida” della sua Cagliari destinata all’ospite virtuale Silvia Denti.


