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Data: 22/01/20

Descrizione

Gangster&co. La rabbia giovane – Badlands di Terrence Malick  (1973; 95'); 35mm Titolo originale: Badlands Regia: Terrence Malick Sceneggiatura: Terrence Malick Fotografia: Tak Fujimoto, Stevan Larner, Brian Probyn Montaggio: Robert Estrin Scenografia: Jack Fisk Suono: Maury Harris Musiche: George Tipton Interpreti: Martin Sheen, Sissy Spacek, Warren Oates, Ramon Bieri, Alan Vint, Gary Littlejohn, John Carter, Bryan Montgomery, Gail Threlkeld, Charles Fitzpatrick, Howard Ragsdale, John Womack Jr., Dona Baldwin, Ben Bravo, Emilio Estevez, Terrence Malick, Charlie Sheen Produzione: Terrence Malick per Jill Jakes Productions Durata: 95 minuti Prima proiezione: 13 ottobre 1973 Sinossi: Lo spiantato venticinquenne Kit vorrebbe essere James Dean ma fa il netturbino a Fort Dupree in South Dakota. Un giorno incrocia Holly, quindicenne ingenua e lolitesca, e inizia a frequentarla nonostante il piccolo-borghese padre di lei sia contrario. Quando l'uomo si oppone apertamente alla loro relazione, Kit lo uccide e dà fuoco alla casa della ragazza. I due iniziano una fuga in macchina durante la quale Kit si macchierà di altri efferati omicidi per i quali verranno ricercati in tutto il Paese... Giustamente considerato uno dei titoli imprescindibili della New Hollywood, l'incredibile esordio di Terrence Malick è il punto più concettuale della parabola gangsteristica tracciata in quegli anni dal cinema americano. “Perché lo hai fatto?” chiede a Kit (Martin Sheen) il giovane poliziotto che lo arresta; “Volevo essere un criminale” risponde il venticinquenne emulo di James Dean, vero ribelle senza causa. Ma in fondo è solo una frase che dà una parziale motivazione a gesta assurde, compiute per ragioni in realtà oscure e insondabili. Non esiste più alcuno psicologismo né più una società che possa spingere o indirettamente “giustificare” le scelte criminali di Kit: esistono solo gli atti visibili che identificano i personaggi e che, uniti, compongono una traiettoria fatale come se la morte fosse l'unica meta possibile. Essere un criminale per essere qualcosa, si potrebbe dire. Ispirarsi a James Dean per darsi un'identità, incarnare storie per esistere. Ma sarebbero in ogni caso rapporti di causa-effetto fin troppo confortevoli rispetto al perturbante obiettivo di morte che trasuda da La rabbia giovane, ispirato liberamente alla storia vera di Charles Starkweather (che finì sulla forca nel 1959) e della sua fidanzatina Caril Ann Fugate (che rimase in galera fino al 1976). Come nessuno prima e come pochissimi dopo, Malick toglie qualunque appiglio allo spettatore rispetto al proprio racconto di sangue, mostrando il nichilismo e il sereno malessere di due vite gettate nell'esistenza e quasi prive di autocoscienza. Il processo di spogliazione di valore di qualunque agente, interno o esterno, rende la violenza di La rabbia giovane secca, fredda, asciutta e naturale come i paesaggi del Colorado in cui il film venne prevalentemente girato. Arthur Penn, che Malick aveva conosciuto frequentando l'American Film Institute e di cui era diventato amico, è ringraziato nei titoli di coda. Ma se La rabbia giovane ha qualcosa da spartire con Gangster Story è nell'esserne complementare: da una parte Penn alle prese con due convinti fuorilegge diventati miti per i media e i tanti diseredati della Depressione, dall'altra Malick alle prese con due scappati di casa che solo attraverso un'eventuale mitizzazione mediatica e popolare possono dare un senso a qualcosa che non ne ha affatto, a un'esplosione di brutalità che non ha realmente nel conflitto tra uomo e società nessuna radice. Al fondo di ogni storia criminale, e ben oltre le ragioni plausibili che possiamo trovare, c'è lo sguardo annichilente del male che è nell'umano, dell'inquietudine che esonda. E il difficile desiderio della rappresentazione di sé, cui nessuno riesce mai a dare senso compiuto o permanente nella materia vivente di cui è fatto il mondo.

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