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Negli ultimi anni sono stati aperti in Italia diversi luoghi denominati comunemente Urban Center o anche Casa della Città. Sono spazi dedicati a raccontare programmi, progetti, cantieri in corso, ma anche impegnati a promuovere una visione condivisa del divenire urbano, basata sull'informazione e sulla partecipazione. Disegni, plastici, fotografie, filmati mostrano la città che verrà, le sue forme, le sue condizioni d'uso. Eventi quali assemblee, seminari, incontri ecc. comunicano gli scenari del cambiamento contenuti nei programmi urbanistici o nei piani strategici e attivano la discussione pubblica.
La Casa del Municipio Roma XI è il primo Urban Center che si realizza a Roma.
Promossa su iniziativa dall'Assessorato alle Politiche dell'Urbansitica, dei Lavori Pubblici e della Mobilità ed inaugurata il 13 aprile 2006, la Casa del Municipio Roma XI è il "nodo" iniziale della rete di "Case dei Municipi" che una recente delibera comunale istituisce, insieme alla "Casa della Città", per promuovere la partecipazione dei cittadini ai processi di trasformazione urbana.
L'Urban Center nasce in un contesto istituzionale e amministrativo attento all'ascolto e al coinvolgimento della società locale. Testimonia, in primo luogo, l'impegno dell'Amministrazione del Municipio Roma XI verso forme di governo capaci di migliorare l'efficacia delle politiche pubbliche.
Ascoltare le esigenze di una società sempre più composita e differenziata, condividere un'idea di futuro, governare i processi di sviluppo, legare i progetti ad una memoria continuamente ritrovata: l'Urban Center vuole conferire alla discussione pubblica la ricchezza di temi, argomenti, opportunità conservate nei tempi e negli spazi del territorio dell'XI Municipio.
Un territorio posto oltre le Mura, definito dal Tevere e dal Parco dell'Appia Antica, che ne occupa una vasta porzione, allungato a sud fino ai margini dell'EUR. Una parte di città caratterizzata da tessuti urbani differenziati, da insediamenti legati alla storia industriale di Roma e alle sue radicali trasformazioni, da quartieri cresciuti nello sviluppo "verso il mare", da espansioni recenti, da aree di valore paesaggistico e archeologico.
I tracciati, i segni, le forme del costruito e quelle dello spazio vuoto raccontano storie diverse, parlano di sedimentazioni e sostituzioni, di sovrapposizioni e compresenze, di discontinuità e incompiutezze. I tempi asimmetrici delle storie di questa parte di città si intrecciano con i tempi plurali del cambiamento: quelli recenti espressi dagli interventi già realizzati e quelli futuri affidati ai cantieri e ai progetti in corso di realizzazione.
Un territorio di storie, cantieri e progetti, dunque. Un territorio plasmato dalle esperienze e dalle memorie individuali e collettive, sul quale intervenire per costruire le relazioni tra ciò che è stato e ciò che ancora non è ma potrebbe divenire. Perché il futuro di un territorio non è mai attesa passiva, bensì consapevolezza critica diffusa, costruzione collettiva, pratiche di democrazia.


