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Tipologia: Museo archeologico

Indirizzo

Indirizzo: Piazza Vittorio Emanuele II, 78
Zona: Rione Esquilino (Termini-Via Nazionale) (Roma centro)
Atac
Inserire l'indirizzo di partenza

Contatti

Orario

Il museo è visitabile solo su prenotazione
Il sabato e la  domenica con ingressi alle ore 10,00, 10.30, 11.00, 11.30, 12,00

> Prenotazione

Informazioni

€ 11,00 intero
€ 6,60 dai 18-25 anni
€ 6,60 over 65
Gratuito per i minori di 18 anni, disabili e altro (dettagli nel sito)

Modalità di partecipazione: Prenotazione obbligatoria

Descrizione

Oltre dieci anni di lavoro, lo scavo di 30.000 metri cubi di stratificazione archeologica, 100.000 frammenti di ceramica rinvenuti, 42.000 di marmo, 90.000 di affreschi; un team di 35 archeologi, 8 restauratori, ingegneri, architetti, grafici che ha lavorato per restituire alla città una parte del suo passato in un’area museale di oltre 1000 metri quadrati.

Il Museo Ninfeo espone le strutture e i reperti di un’area degli Horti Lamiani indagata scientificamente per la prima volta restituendo alla città una pagina della storia dell’Esquilino.
I resti archeologici diventano parte integrante della vita contemporanea assumendo nuovi significati e valori.

Gli Horti Lamiani
Lo spazio che si apre agli occhi del visitatore era occupato in età romana da un settore degli Horti Lamiani, una sontuosa residenza privata di età romana circondata da giardini lussureggianti. La residenza fu costruita dal console Lucio Elio Lamia all’inizio del I secolo d.C. e ben presto divenne di proprietà imperiale: molti imperatori, tra cui Claudio, Caligola, Severo Alessandro abitarono e modificarono questi spazi: ogni imperatore volle imprimere il proprio segno personalizzando la residenza.
All’interno degli Horti secondo un modello ispirato ai palazzi reali dell’oriente ellenistico, si alternavano edifici decorati da marmi pregiati e statue a spazi verdi, tempietti, giardini, piazze e boschetti. Il lusso e la ricercatezza nella decorazioni conferiva a questi spazi un aspetto di magnificenza e sacralità, dove la presenza di animali selvatici e piante esotiche completava un paesaggio da sogno.
Il percorso di visita del museo si snoda intorno ai resti di una grande piazza con un ninfeo, e mostra le decorazioni che la adornavano, gli oggetti che qui erano usati, le piante e gli animali che abbellivano i giardini.

Il museo
Lo scavo di questo settore degli Horti Lamiani ha restituito oltre 100.000 frammenti di ceramica e una quantità enorme di altri reperti, tra cui marmi, intonaci dipinti, ossa di animali domestici, ostriche, conchiglie.
Pazientemente analizzati e studiati dagli archeologi, questi reperti restituiscono uno spaccato della storia millenaria dell’Esquilino e permettono di conoscere le vicende di donne e uomini che vissero prima di noi in questi stessi luoghi. Nelle vetrine del museo il visitatore scopre i cibi che qui si mangiavano, gli oggetti usati nella vita di tutti i giorni, le anfore che trasportavano vino, olio e conserve di pesce da ogni angolo del Mediterraneo.
Il visitatore può osservare le più diffuse ceramiche utilizzate per la preparazione, la cottura e la conservazione dei cibi, gli stili decorativi pittorici e marmorei, e vedere come cambiarono attraverso i secoli adattandosi a nuovi gusti e nuove mode.

I volti ritrovati
In una calda mattinata di agosto, scavando una fossa di riempimento degli Horti Lamiani, gli archeologi si imbatterono in due reperti molto particolari, pregiati e delicatissimi.
Vennero quindi trasportati immediatamente nei laboratori di restauro e delicatamente liberati dalla terra: la sorpresa fu grande quando i restauratori videro che si trattava di due teste femminili realizzate con un impasto fatto di polvere di marmo. Lentamente emersero i particolari fisionomici, gli occhi incavati, i profondi riccioli dei capelli, e alcune tracce di colore, blu negli occhi e rosso nella capigliatura.
I due volti erano maschere del teatro greco, riconoscibili come personaggi della tragedia per l’espressione del volto, còlto in un grido di terrore che dovevano decorare le pareti dipinte di un edificio.

L’affresco
Ricomposto come in un puzzle a partire dai quasi 90.000 frammenti, il grande affresco decorava la parete di un lungo corridoio di almeno 15 metri.
Eccezionale è stato il ritrovamento di quattro ciotoline che hanno ancora sul fondo i resti dei pigmenti colorati usati per dipingere.

L’Esquilino
Per molti secoli dopo la fondazione di Roma, il colle Esquilino è stato esterno alla città. Fu attraversato dalle prima mura difensive costruite nel VI secolo a.C. dal re Servio Tullio e, in quanto area esterna alla città, era occupato da una vasta necropoli, oltre che da campi coltivati e da cave di materiale da costruzione.
Solo alla fine del I secolo a.C. parte del sepolcreto venne bonificata da Mecenate, il potente consigliere di Augusto, per costruire la sua lussuosa residenza. Seguendo questo esempio, Lucio Elio Lamia, potente uomo politico, console nel 3 d.C., edificò qui la sua dimora principesca corredata di vasti giardini, gli Horti Lamiani.

Già alla metà del I secolo d.C. gli Horti Lamiani divennero proprietà dell’imperatore e mantennero la loro funzione di rappresentanza imperiale fino al IV secolo d.C., quando furono abbandonati.
Dopo la fine dell’antichità l’Esquilino lentamente si spopolò, e durante medioevo il paesaggio, ormai ruralizzato, era caratterizzato da piccoli nuclei abitativi e da campi e orti coltivati in prossimità di chiese e conventi, come cui Santa Maria Maggiore, Sant’Eusebio, Santa Croce in Gerusalemme e San Giovanni in Laterano.
Nel XVI secolo, tornò a essere una zona residenziale di lusso di proprietà delle più importanti famiglie romane. Qui furono costruite Villa Altieri e Villa Palombara richiamando il modello di residenza che aveva caratterizzato l’età antica.

All’indomani della proclamazione di Roma a capitale del Regno d’Italia nel 1871, fu varato un Piano Regolatore che prevedeva l’espansione della città e la demolizione delle ville secentesche: della villa Palombara si conserva, infatti, soltanto la cosiddetta “Porta Magica”, oggi al centro dei giardini di Piazza Vittorio.​ Il nuovo quartiere umbertino, progettato dall’architetto Gaetano Koch tra il 1882 e il 1887, fu costruito intorno al fulcro di Piazza Vittorio Emanuele II, simbolo del nuovo potere sabaudo.

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Data di ultima verifica: 22/11/21 11:38