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Roma Capitale
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Tipologia: Edifici

Indirizzo

Indirizzo: Largo di Torre Argentina, 11
Zona: Rione Pigna (Torre Argentina) (Roma centro)
Atac
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Contatti

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Descrizione

Cenni storici del palazzo
Palazzo Besso sorge in una zona di particolare rilievo storico e monumentale della città, ove la vita si è svolta senza interruzione dall’età romana sino ai nostri giorni. Abbiamo notizie della presenza nel sito dell’attuale palazzo Besso delle case dei Rustici sin dal secolo XV. Questa importante famiglia romana è testimoniata dal Medioevo ma sembra aver assunto particolare importanza nel primo Rinascimento con il notaio Cencio che fu un dotto umanista e uomo al servizio della Curia. Nel Cinquecento i Rustici cominciarono ad indebitarsi. Sul finire del secolo della famiglia Rustici restava solo Francesco, senza eredi, che fu aiutato a far fronte alle crescenti difficoltà economiche dal cognato Marcello Vestri, importante personaggio di Curia con l’incarico di Segretario ai brevi. Di fatto quest’uomo acquisì il controllo dell’edificio, nel quale continuava a vivere anche Francesco, ove fece eseguire importanti lavori murari dal capomastro lombardo Battista Mola. L’indebitamento di Francesco Rustici nei confronti di Ottaviano Vestri, figlio di Marcello, era tale che nel 1606 si dovette vendere l’antico palazzo avito, acquistato dal cardinale Ottavio Paravicini per una rilevante cifra.
Subito dopo averlo comprato lo ingrandì e vi fece fare lavori di trasformazione, certamente relativi alle stanze verso l’attuale via dei Cestari. Alcuni documenti ci informano che lavorò per lui il padre Domenico Paganelli, architetto domenicano in questi anni attivo anche nel palazzo apostolico e che già aveva operato per Marcello Vestri nella sua villa tuscolana. L’importante Carlo Maderno figura come perito del cardinale in un atto di acquisto cosicché ci si può chiedere se questo architetto abbia eseguito per Paravicini il portale verso la chiesa delle Stimmate, che Baglione gli riferisce seppur legandolo alla committenza degli Olgiati, successivi proprietari dell’immobile. Anche in questo caso l’opera originaria è stata fortemente alterata nei secoli successivi.
Il Paravicini fece decorare anche alcuni locali della sua residenza, che aveva già vari altri ambienti dipinti, in particolare la galleria verso la chiesa delle Stimmate. Nel 1620 il palazzo fu acquistato da Settimio Oliati, importante banchiere, quindi passò al figlio Giovan Battista. Già nel 1636 questi lo affittava agli Strozzi che lo acquistarono nel 1649 e a questa celebre casata fiorentina il palazzo rimase per oltre due secoli, via via più grande e ornato.
Luigi di Giovan Battista, primo proprietario del palazzo, arricchì grandemente le fortune della sua famiglia grazie a due matrimoni con ricche ereditiere.
Le cospicue ricchezze della casata fecero sì che, tra Sei e Settecento, l’edificio fosse ulteriormente ingrandito, trasformato e sontuosamente decorato. Tra gli architetti che vi lavorarono ebbe importanza Sebastiano Cipriani che ricostruì le facciate esterne per conferire aspetto unitario ai prospetti di due palazzi accorpati sul finire del XVII secolo. L’edificio raggiunse allora la sua struttura definitiva, molto complessa, come testimoniano le piante antiche, articolato intorno a ben quattro cortili, con una lunga ala protesa verso Nord, là dove ora vi è il largo Argentina.
La struttura architettonica non si distingueva per eleganza e rigore progettuale, ma l’edificio era ammirato per le decorazioni interne e i sontuosissimi arredi.
All’inizio del Settecento il palazzo ospitava un celebre museo creato da Leone Strozzi.Questi aveva acquistato la collezione di Francesco Corvino, uomo legato all’entourage linceo, prevalentemente basata sui reperti naturalistici ma contenente anche oggetti etnografici e antichità. Il museo era celebre soprattutto per le gemme, le monete e i marmi, ma anche per le conchiglie e altri reperti naturali, nonché per molte curiosità scientifiche e archeologiche, tra le quali un sistro egiziano, un chiodo proveniente dal Pantheon, le antichità cristiane. 
Tra le innumerevoli opere d’arte che affollavano i saloni lussuosamente arredati della dimora bisogna almeno ricordare la celebre scultura giovanile di Gian Lorenzo Bernini raffigurante San Lorenzo sulla graticola, che fu portata qui nel Settecento dopo essere stata per circa un secolo nella villa della famiglia sull’Esquilino.
Nell’Ottocento, in assenza dei proprietari, svuotato di buona parte dei suoi tesori, l’edificio fu frazionato e affittato, nel 1877 anche impiccolito nella zona verso via dei Cestari.
Nel 1882 gli Strozzi vendettero alla Banca Tiberina che trasformò il palazzo con importanti lavori che terminarono nel 1886.

Marco Besso nel 1905 acquistò l’intero immobile e adattò il primo piano ad abitazione per la sua famiglia organizzandone la vita intorno alla biblioteca che lascerà poi, insieme alla proprietà del palazzo, alla Fondazione da lui creata nel 1918.

Vedi anche

Cultura e svago › Istituzioni culturali › Biblioteche

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Data di ultima verifica: 14/02/14 14:24