060608


Roma Capitale
Zètema Progetto Cultura
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Tipologia: Luoghi di interesse storico

Indirizzo

Indirizzo: Ponte Cestio
Zona: Rione Ripa (Circo Massimo-Bocca Verità-Aventino) (Roma centro)
Atac
Inserire l'indirizzo di partenza

Descrizione

Secondo la leggenda, l'isola Tiberina si sarebbe formata in modo singolare: i cittadini romani, dopo aver cacciato il re Tarquinio il Superbo, in segno di odio verso il tiranno, gettarono le sue messi nel Tevere e l'accumulo di fango che vi si depositò sopra favorì il formarsi dell'isola stessa.
In realtà un compatto banco di tufo, simile a quello del vicino colle Capitolino, costituisce l'elemento geologico di base sul quale naturalmente si sono sedimentate le sabbie condotte dalla corrente. Fin da epoca antichissima, la necessità delle popolazioni delle due sponde di guadare il fiume decretò l'importanza dell'isola, infatti nelle sue vicinanze i fondali non erano profondi, e, nel corso dei secoli, tale realtà fece sì che, nonostante il successivo carattere sacro, l'isola fosse inserita nelle attività fluviali della Roma portuale, con l'edificazione di ponti e la sistemazione delle sue rive. Un'altra antica tradizione spiega il collegamento, da sempre esistente, di quest'isola con l'attività di assistenza ai malati e anche rende comprensibile il significato di una denominazione che la caratterizza: la Nave di Pietra. Nel 291 a.C. la città di Roma era stata colpita da una terribile pestilenza che aveva mietuto moltissime vittime e i sacerdoti, dopo aver consultato i libri sibillini, avevano inviato una delegazione ad Epidauro, luogo di culto di Esculapio, dio della Medicina. Gli ambasciatori tornarono a Roma portando sulla nave un serpente, animale caro al dio. All'altezza dell'isola Tiberina, come riporta Ovidio nelle Metamorphosi, il serpente spiccò un salto e nel punto in cui si rifugiò fu innalzato un tempio dedicato ad Esculapio. L'isola Tiberina simula nella sua stessa forma la linea di una nave e la leggenda, suffragata anche da ritrovamenti archeologici, vuole che la sistemazione del perimetro dell'area contenente gli edifici sacri fosse stata concepita per simulare la struttura di una imbarcazione con la prua rivolta contro la corrente e con l'albero simbolicamente rappresentato da un obelisco egizio. In realtà lo studio attento dei reperti fa propendere piuttosto per la costruzione di banchine e rampe di accesso, ma fa comunque piacere, sostando in prossimità della prua ideale di questa nave di pietra, sognare, immaginando di essere in movimento per l'effetto ottico della corrente che in quel punto, al contatto con l'isola, si divide in due. L'isola ha da sempre rappresentato " il luogo della salute ": nell'antichità tale funzione venne esaltata con la costruzione di santuari e templi, oggi scomparsi, dedicati a varie divinità ed anche riscontrata per il rinvenimento di numerosi ex voto offerti dai malati; in epoche più recenti, la tradizione continuò con la costruzione della Basilica di San Bartolomeo, nella cui scalinata d'accesso fu lasciato funzionante un remoto pozzo d'acqua salutare, luogo di speranza per tanti invalidi. Inoltre, nell'anno 1582, l'altra chiesa presente nell'isola, dedicata a San Giovanni Calibita, fu affidata a frati spagnoli i quali vi organizzarono un ospedale che è ancora oggi in funzione e deve la sua denominazione di "Fatebenefratelli" alla litania che i buoni religiosi cantilenavano uscendo all'imbrunire per la questua. Il collegamento dell'isola Tiberina con la città è assicurato da due ponti di antica origine: ponte Cestio unisce il quartiere di Trastevere all'isola; ponte Fabricio o "dei Quattro Capi", il cui accesso è sorvegliato dalla medioevale Torre Caetani, comunica con la zona del Ghetto.

Vedi anche

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Data di ultima verifica: 08/04/14 17:05