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Tipologia: Monumenti

Indirizzo

Indirizzo: Via di Porta San Sebastiano, 9
Zona: Rione Celio (Terme di Caracalla) (Roma centro)
Atac
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Contatti

Telefono: 060608 tutti i giorni ore 9.00-19.00
Prenotazione telefonica: 060608 tutti i giorni ore 9.00-19.00

Orario

Ingresso consentito solo a gruppi accompagnati
Max 12 persone alla volta
con prenotazione obbligatoria allo 060608
(tutti i giorni ore 9.00-19.00)

N.B. Ogni gruppo prenotato può accedere all'area archeologica solamente dopo che sia terminata la visita del gruppo precedente.

Le date di apertura delle prenotazioni per le visite del 2018 sono:
giovedì 15 marzo 2018 per prenotare nei mesi di Luglio, Agosto, Settembre 2018
giovedì 14 giugno 2018 per prenotare nei mesi di Ottobre, Novembre, Dicembre 2018
giovedì 13 settembre 2018 per prenotare nei mesi di Gennaio, Febbraio, Marzo 2019
giovedì 13 dicembre 2018 per prenotare nei mesi di Aprile, Maggio, Giugno 2019 

I disabili possono accedere, tramite pedana, solo al sepolcro ma non al colombario.

Informazioni

Intero: € 4,00
Ridotto: € 3,00

Nel costo non è compresa la visita guidata, che è a cura di associazioni culturali

La prima domenica del mese l'ingresso ai monumenti del territorio è gratuito per i residenti a Roma e nell’area della Città Metropolitana.
L'accesso è sempre su richiesta e prenotazione di gruppi e associazioni culturali.
La visita guidata, che è a cura di associazioni culturali, deve essere concordata direttamente con l'associazione culturale.

Condizioni di gratuità e riduzioni:
www.museiincomuneroma.it/informazioni_pratiche/condizioni_di_gratuita_e_riduzioni

Modalità di partecipazione: Prenotazione obbligatoria

Prenotazione

» Obbligatoria
» Telefonica

Eventi in programma

Descrizione

Chiuso al pubblico dal 1992, questo prestigioso complesso archeologico dell'età repubblicana - nel tratto urbano di via Appia Antica, a poca distanza da Porta San Sebastiano - riapre dopo un periodo dedicato a lavori di consolidamento e recupero promosso dall'Assessorato alle Politiche Culturali e Centro storico - Sovraintendenza ai Beni culturali di Roma Capitale.
I lavori, iniziati nel 2008, hanno previsto soprattutto il consolidamento del banco di tufo nel quale l’edificio sepolcrale è scavato e il recupero o la sostituzione delle strutture metalliche di sostegno realizzate nel corso dei restauri del secolo scorso.

L’intervento di riqualificazione ha permesso inoltre di rendere il sito accessibile al pubblico con un nuovo percorso di visita (compreso un percorso facilitato), servizi di accoglienza e pannelli didattici che illustrano i resti archeologici presenti nell’area.

L’area archeologica del sepolcro degli Scipioni si trova lungo il tratto urbano della via Appia Antica, all’interno delle Mura Aureliane, prima della Porta S. Sebastiano.
La prima notizia di ritrovamenti risale al 1614, ma la vera e propria scoperta risale al 1780, quando i due fratelli sacerdoti Sassi, proprietari della vigna soprastante, allargando la cantina della loro casa trovarono un ingresso al sepolcro. In quegli anni tutto quello che era iscritto o figurato fu portato nei Musei Vaticani, ma il sepolcro divenne una meta abituale per molti studiosi e visitatori che compivano a Roma il Grand Tour.

Tra il 1926 e il 1929 nell’area, già acquisita dal Comune di Roma, fu eseguita un’ampia campagna di scavi, restauri e sistemazioni per aprire l’area al pubblico, compresa la realizzazione di un Parco (Parco degli Scipioni) nell’area retrostante, verso la via Latina.
I membri della gens Cornelia, di cui gli Scipioni costituivano soltanto uno dei molteplici rami, avevano ricoperto importanti incarichi pubblici sin dagli inizi del V secolo a. C. La costruzione, nei primi decenni del III secolo a.C., di un sepolcro monumentale che contenesse le spoglie dell’illustre famiglia senatoria, si deve al capostipite della famiglia degli Scipioni, Lucio Cornelio Scipione Barbato, console del 298 a.C., il cui sarcofago, elegantemente decorato e iscritto, si trovava di fronte all’ingresso, sul fondo del monumento.

La scelta di collocare l’edificio funerario a poca distanza dalla via Appia, alla base di una collinetta che risaliva verso il tracciato della via Latina, non fu certamente casuale e indicò un preciso orientamento politico. La via Appia era stata infatti inaugurata nel 312 a.C. con lo scopo di agevolare e di sostenere l’espansione del dominio di Roma nell’Italia meridionale. Il suo costruttore, il censore Appio Claudio Cieco, era un convinto sostenitore della politica imperialistica romana, oltre a essere stato il primo importante uomo politico a dimostrare una netta inclinazione per il mondo greco. Appare dunque conseguente che la famiglia degli Scipioni, una delle più aperte alla cultura ellenizzante, abbia voluto costruire il suo monumento funerario in prossimità della nuova strada consolare, simbolo di quell’idea politica di espansione verso il mondo magnogreco sostenuta da un’importane fazione di famiglie nobili nello scenario politico di Roma in età mediorepubblicana.

Una ricca serie di iscrizioni, molto studiate, testimonia la lunga storia del sepolcro e degli Scipioni, che rivestirono le più alte cariche politiche e militari e contarono personaggi illustri come Scipione Africano Maggiore, vincitore su Annibale nella seconda guerra punica, e Scipione Emiliano, che concluse trionfalmente la terza guerra punica con la distruzione di Cartagine; quest’ultimo, per le sue doti politiche e intellettuali, rappresentò un modello per l’arte del governo nell’opera di Cicerone. Molte anche le figure femminili di rilievo nella storia di Roma, prima fra tutte Cornelia, figlia dell’Africano e madre dei famosi tribuni della plebe Tiberio e Gaio Gracco.
Il monumento, scavato nel tufo stesso della collina, presenta una pianta quasi quadrata, con quattro grandi pilastri che lo dividono in sei gallerie: quattro che fiancheggiano i lati e due che si incrociano al centro. In fondo alla galleria centrale era collocato il sarcofago del fondatore Scipione Barbato (attualmente in copia, perché l’originale, come pure le iscrizioni dei sarcofagi degli altri membri della famiglia, si trova nei Musei Vaticani), elegantemente decorato da modanature alla base e da un fregio dorico. Le successive deposizioni occuparono tutto il resto del sepolcro: nelle pareti delle gallerie erano ricavate le nicchie destinate a contenere i sarcofagi, alcuni costruiti sul posto con lastre di tufo, altri scavati in blocchi squadrati.

Intorno al 150 a.C., forse ad opera di Scipione Emiliano, venne scavata una nuova galleria sul lato verso l’Appia, con un ingresso indipendente. Probabilmente in quest’epoca venne quindi ricostruita e ripensata la facciata, la cui parte superiore era un prospetto architettonico scandito da semicolonne, mentre il podio era decorato da affreschi figurati, di cui si conservano alcuni tratti. Su questa facciata, come ricordato da Livio, dovevano essere tre statue, tradizionalmente identificate con Publio e Lucio Scipione (l’Africano e l’Asiatico) e con il poeta Ennio, che aveva celebrato le glorie della famiglia finendo quasi con il farne parte.
Le ultime due sepolture furono effettuate agli inizi del I secolo d.C., quando, dopo molto tempo, i Corneli Lentuli, ramo collaterale della famiglia degli Scipioni che nel frattempo si era estinta, decisero di riutilizzare il sepolcro.

Nell’area archeologica, oltre al sepolcro degli Scipioni, sono presenti strutture che vanno dagli inizi del III secolo a.C. (epoca di costruzione del sepolcro) fino all’età tardo antica e al Medioevo, come testimonia ad esempio la presenza di una “calcara” (cioè di un vano tondeggiante scavato nel tufo e parzialmente anche negli ambienti del sepolcro, destinato alla produzione della calce mediante cottura di marmi e travertini).

Si conservano strutture in blocchi di tufo pertinenti ad altri sepolcri di età repubblicana in vicino alla via Appia e un colombario affrescato e appena restaurato; a ridosso della collina, e sopra il sepolcro, in età imperiale venne costruito un alto edificio, forse di abitazione, conservato per un’altezza di tre piani e rimasto in vista fino ad oggi, riutilizzato come casale. A fianco di esso è un edificio sepolcrale di epoca tarda, nel quale si apre anche l’ingresso ad una piccola catacomba scavata nel tufo.

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Data di ultima verifica: 24/01/18 15:42